Campagna sindacale

L’estate che si avvia alla conclusione è stata ricca di notizie ed immagini drammatiche. Fra le tante, quella che mi ha maggiormente scosso è stata la morte delle bracciante agricola che, ogni giorno, dopo un viaggio di 5 ore, si rompeva la schiena su un campo nei pressi di Andria per guadagnare poche decine di EURO. Non stiamo parlando di America Latina o Sud Est asiatico ma del secondo Paese manifatturiero dell’Unione europea che, malgrado la pesante crisi, rimane pur sempre uno dei primi 10 Paesi al mondo. E’ sintomatico che tutto ciò sia avvenuto a pochi chilometri di distanza dalla Capitanata, area storica della Puglia che grazie alle lotte di Giuseppe Di Vittorio, tanta parte ebbe nella formazione della coscienza di classe dei braccianti agricoli e nella storia del sindacalismo italiano.

In questi stessi giorni, fra luglio e agosto, la stampa riportava la notizia che la CGIL ha perduto quasi 700.000 iscritti. Se sono veri i dati relativi agli stipendi della dirigenza della CISL nonché le recentissime notizie circa i vantaggi pensionistici che i sindacalisti ricevono, siamo in presenza di una crisi epocale del sindacalismo italiano.

L’idea che il caporalato sia ancora uno strumento “contrattuale” fortemente utilizzato in molte aree del Paese pone il sindacato italiano di fronte ad enormi responsabilità. La dignità del lavoro non può essere barattata sull’altare del contenimento dei prezzi o di simili esigenze. La morte della povera Paola Clemente e di tanti altri immigrati sfruttati nei campi italiani pesa come un macigno sulla coscienza di vertici sindacali ormai palesemente inadeguati ed incapaci di dare risposte significative all’infinita crisi italiana.

Le 700.000 tessere in meno dimostrano che il punto di non ritorno è già stato, da tempo. ampiamente oltrepassato.