R.I.P.G.M.S.

La voce affaticata, diversa dal solito, con un timbro sempre vispo ma lontano dal tono scintillante e da quell’entusiasmo che anche ad 80 anni sapeva comunicarti. Era un paio di giorni prima di Natale ed ho subito capito che qualcosa non andava. Me lo ha confermato egli stesso. Dieci minuti più tardi un amico comune mi ragguaglia sulla gravità della cosa. Ancora una telefonata dopo Natale ed una poi ad inizio gennaio, prima di ripartire. Mi dice che sta per entrare in clinica ma che forse non si farà operare. Gli faccio coraggio, gli dico che non voglio sentire cattivi pensieri uscire da quella mente unica; appena tornato in Italia lo sarei andato a trovare dopo tanto, troppo tempo passato dal nostro ultimo incontro.

E’ stata più veloce del previsto, la morte. Se lo è preso due settimane fa, neanche il tempo di renderci conto della malattia che il vuoto ha preso il sopravvento. Ha vissuto a lungo certo, e si è anche goduto la vita. Ha insegnato a tutti molto e voglio pensare che per me avesse una predilezione speciale, ricambiata da un affetto profondo. Sempre curioso, puntualmente informato, mente lucida e razionale, mai soddisfatta delle spiegazioni superficiali o di comodo. Mi ha insegnato a farmi delle domande, a capire il significato delle parole, a pesarne l’uso e rifuggirne l’abuso.

Non è vero che quando muore un uomo è come se si incendiasse una biblioteca. Non sempre. Forse lo era un tempo ma non oggi. Circondati da parolai che hanno opinioni su tutto senza avere mai aperto un libro, che prendono senza vergogna e non danno nulla in cambio. Ecco voglio però pensare che con la sua morte, purtroppo, si sia incendiata la Biblioteca di Alessandria. Posso solo dirmi fortunato ad avere conosciuto un uomo di tale passione per le cose e di tale brillante lucidità di analisi. Mai come in questo caso quello che hai dato agli altri vivrà in eterno.