Tbilisi chiama Roma

Da oltre 15 anni frequento l’ex URSS per motivi di lavoro. Nel 2000 mi capitò di recarmi a Tbilisi e all’arrivo nella capitale georgiana venni letteralmente assalito da orde di tassisti che offrivano i loro servizi per un passaggio in centro città.

Nel corso della prima decade degli anni 2000, ho vissuto le stesse scene fra Kiev e San Pietroburgo, Bucarest e Mosca. Gradualmente però il fenomeno sta scomparendo, è regolamentato dalle autorità locali che attualmente, in quasi tutti questi aeroporti, impediscono ai cosiddetti “abusivi” di entrare all’interno dell’aerostazione, avendo al contempo approntato un sistema di taxi “legali” opportunamente segnalati all’arrivo.

Dopo 15 anni sono tornato a Tbilisi e posso confermare che è praticamente impossibile trovare un tassista “abusivo” agli arrivi. Uscendo si troverà una fila di taxi che espongono una tariffa fissa per il centro città. Questo succedeva a inizio agosto di questo anno.

DIeci giorni più tardi torno a Roma per alcuni giorni di ferie. Appena uscito dagli arrivi internazionali è tutto un accalcarsi di “distinti” personaggi, muniti di un improbabile tesserino che, scambiandomi evidentemente per uno straniero, mi apostrofano come “Mr.” In un improbabile inglese, offrendomi un passaggio verso il centro di Roma ad un prezzo sul quale è meglio non indagare.

Da ciò se ne deduce che Roma è rimasta davvero l’unica capitale europea dai ”costumi” tipici di un Paese in via di sviluppo. Questo è il biglietto da visita che i turisti di tutto il mondo si trovano all’arrivo a Fiumicino. Si possono sconfiggere le “mafie capitali”, organizzare expo, giubilei ed olimpiadi ma se non si pone rimedio a fenomeni del genere saremo sempre – e giustamente – percepiti come un Paese più vicino a certi comportamenti africani che non europei. Certo il problema sarebbe di rapida soluzione se solo, semplicemente, la capitale d’Italia avesse una classe dirigente….