Totti e mr. B

In questi giorni mi è venuto in mente un ardito parallelismo fra Berlusconi e Totti che fotografa però la realtà psicologica nella quale si trovano moltissimi Italiani.

Il primo, 77 anni, condannato, plurinquisito e ogni altro aggettivo che si è meritato in 20 anni di politica e almeno il doppio di imprenditoria, è diventato un totem per il suo immenso popolo. Non più solo un leader politico, che ha promesso di tutto per poi fare il contrario in questi anni, bensì molto altro, qualcosa di metapolitico e perciò non più spiegabile con le categorie politiche, ma consegnato, per ciò stesso, al mito, alla magia, all’adesione fideistica.

Invece di scegliersi un nuovo leader, un nuovo interprete di rispettabili e dignitose aspirazioni di un maggioritario popolo di destra, si preferisce affidarsi alle infinite virtù di un’araba fenice che ogni volta risorge da sé stessa, non riuscendo a capire come quest’uomo sarà forse in grado di vincere le elezioni ma è assolutamente incapace, come ampiamente dimostrato, di gestire un Paese complesso e contradditorio come il nostro.

Ed eccoci al secondo elemento di riflessione: Francesco Totti. Da quando è infortunato la Roma ha peso il primato, non segna più, non vince più e si è anzi fermata su una serie di pareggi contro formazioni assolutamente abbordabili. La ragione: manca Francesco Totti, vedrete che quando rientrerà tutto tornerà come prima. Anche in questo caso, siamo di fronte ad un assoluto protagonista, ad un fuoriclasse insostituibile ma che comunque ha 37 anni (tanti per un atleta) ed il cui fisico non può sicuramente reagire come quello di un ventenne. Però anche in questo caso, l’emozione fa premio sulla riflessione e la dimensione magico-taumaturgica su quella pratica. Un intero popolo giallorosso, invece di riflettere sul fatto che la squadra potrebbe cambiare modo di giocare e magari provare a trovare altre soluzioni anche per il futuro, si aggrappa al proprio totem, nell’attesa che il messia riporti finalmente ordine nel mondo.

Due brevi considerazioni per far capire come siamo sempre prigionieri di un passato che non passa mai, di una replica sempre più sbiadita che continuiamo a preferire ad una realtà forse meno luccicante, ma sicuramente più solida e che ci impedisce di rischiare e di dare fiducia alle nuove generazioni.