Indietro tutta!
Con l'abolizione delle unioni civili e il bando dei “contenuti omosessualisti” in tv, Futuro Nazionale riapre un fronte che le destre populiste d'Europa avevano imparato a chiudere. Il modello a cui somiglia non sta a Berlino o a Parigi, ma a Mosca.
Avevamo archiviato Vannacci come una maschera comoda, televisiva e deresponsabilizzante, uno che sdogana l’indicibile ma poi guarda altrove mentre chi lo prende in parola passa malauguratamente ai fatti (‘Vannacci vostri’, ndr). Già l’undici agosto Futuro Nazionale aveva diffuso la prima metà del suo manifesto: abolizione del reato di femminicidio, "patriarcato mediterraneo" e remigrazione le parole chiave. Il 24 agosto è arrivata la seconda metà, e con essa il no all'aborto 'che non è un diritto', educazione militare nelle scuole, stop ai "contenuti genderisti e omosessualisti" in televisione e la cancellazione delle unioni civili, motivata col consueto refrain del matrimonio eterosessuale come unico istituto giuridico di coppia, perché solo l’unione finalizzata alla procreazione ha rilievo pubblico.
Premesso che in Italia il matrimonio egualitario non è mai esistito - per le coppie omosessuali, sul piano dei diritti, ci sono solo le unioni civili - abolire la legge Cirinnà del 2016 non è arretrare su uno fra tanti diritti, ma azzera il perimetro legale di un'intera minoranza, riportando due persone dello stesso sesso alla condizione di estranei davanti allo Stato. A chiudere il cerchio, un divieto di presenza in tv - considerata deviante - per cancellare la rappresentazione, oltre al riconoscimento.
Abolire la legge Cirinnà del 2016 non è arretrare su uno fra tanti diritti, ma azzerare il perimetro legale di un'intera minoranza
Nel suo insieme il documento — un centinaio di pagine intitolate "Base Ideologica e Programmatica", con orizzonte dichiarato 2027-2037 — somiglia più a una professione di fede che a un elenco di misure costeggiate: diritto romano, filosofia greca, eroismo della cristianità e sintesi cattolica, lo Stato ridotto a servitore della Nazione. Sull'economia si ricicla il repertorio sovranista, dal quoziente familiare agli sgravi finanziati con il risparmio immaginario della remigrazione. Su giustizia e immigrazione si calca la mano dello Stato etico. Ma è sui diritti civili che Vannacci smette di somigliare ai suoi omologhi europei e comincia a ricordare qualcun altro.
Le destre populiste che contano hanno passato l’ultimo decennio a disinnescare l'accusa di omofobia, non a rivendicarla. In Germania l'AfD è co-guidata da Alice Weidel, madre lesbica che cresce i due figli con la compagna, con cui ha una relazione da diciassette anni. La questione del matrimonio gay egualitario l’ha bollata come "irrilevante", prendendo le distanze dal movimento LGBTQ e lasciando che il suo partito - sorvegliato dall'intelligence tedesca per sospetto estremismo - iscrivesse nel programma la famiglia "tradizionale" intesa come formata da padre, madre e figli.
In Francia, il Front National di Marine Le Pen aveva promesso per anni l'abrogazione della legge Taubira sul matrimonio egualitario: lo rivendicava dal 2013, lo ribadiva Marion Maréchal ancora nel 2017, "una promessa che sarà mantenuta". Poi è arrivata la dédiabolisation gestita con Bardella, la ripulitura d'immagine che ha portato il partito alle soglie del potere, e quella promessa è evaporata dai programmi. Oggi il Rassemblement National attacca la procreazione assistita e la maternità surrogata, ma i matrimoni già celebrati non li tocca. La retromarcia sul fronte gay è stata il prezzo della rispettabilità.
Il resto conferma lo schema. Nel Regno Unito, Nigel Farage giudica "sbagliato" il matrimonio omosessuale e insieme lo archivia come questione chiusa, senza proporne l’abrogazione. Reform UK concentra il fuoco di fila sull'“ideologia transgender” nelle scuole e sull'Equality Act. Persino negli Stati Uniti, dove un'offensiva contro la sentenza Obergefell esiste davvero — nel 2025 legislatori repubblicani in nove Stati hanno presentato misure contro il matrimonio egualitario, cinque con risoluzioni per chiederne il ribaltamento alla Corte Suprema, e la Convenzione Battista del Sud ne ha fatto una priorità — il fronte si è spostato nei parlamenti statali e nella base religiosa, mentre a livello nazionale Trump liquida la faccenda come già decisa.
Le destre populiste che contano hanno passato l’ultimo decennio a disinnescare l'accusa di omofobia, non a rivendicarla
In soldoni, chi ambisce a governare si è tolto l'omofobia esplicita di dosso, spostando la guerra culturale sui transgender, terreno più recente e meno impopolare. Vannacci fa il movimento contrario, riaprendo un fronte che gli altri hanno chiuso per calcolo e riaprendolo contro gli omosessuali come categoria: le coppie, i loro diritti, la loro presenza sullo schermo.
Se si escludono gli stati confessionali per lo più islamici, l’unico sistema politico in cui l'omosessualità in quanto tale è trattata come nemico da censurare è la Russia di Putin: pensiamo alla legge del 2013 contro la "propaganda" delle relazioni non tradizionali, estesa a tutte le età nel 2022; alla Costituzione emendata nel 2020 per fissare il matrimonio come unione fra uomo e donna; o ancora alla Corte Suprema che nel novembre 2023 ha bollato come "movimento estremista" l' "LGBT internazionale", spalancando la porta agli arresti. Togliere il riconoscimento al movimento arcobaleno e vietare la sua rappresentazione pubblica è la grammatica di Mosca, dove il generale ha ricoperto il ruolo di addetto per la Difesa presso l’ambasciata italiana dal Dicembre 2020 al Maggio 2022 (sui dettagli della parabola russa, si rimanda all’analisi di Valerio Valentini sul Post, ndr).
Le radici di questa svolta, però, potrebbero essere più prosaiche di un'ideologia importata. La prima è aritmetica elettorale: per ritagliarsi spazio a destra di Meloni e Salvini bisogna essere più radicali e la provocazione identitaria è la merce meno cara — costa poco e rende benissimo in termini di viralità. La seconda è la platea cattolico-tradizionalista che il programma corteggia, per cui "patriarcato mediterraneo" e "civiltà cattolica" sono un lessico familiare. La terza l'aveva già scritta lui, nel 2023, nell’indimenticabile ‘Il mondo al contrario’: "Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione". Oggi la frase che avevamo archiviato come provocazione, boutade mediatica, viene promossa a capitolo di partito.
Se si escludono gli stati confessionali per lo più islamici, l’unico sistema politico in cui l'omosessualità in quanto tale è trattata come nemico da censurare è la Russia di Putin
Rimane il nodo che gli avversari interni faticano a sciogliere: la questione della presentabilità e della tenuta della coalizione. Come fa una destra di governo che vuole dirsi post-fascista e contemporanea, quella che una Giorgia Meloni fresca di prima pagina sul New York Times ha lavorato per accreditare in Europa, ad allearsi con chi propone di ricacciare gli omosessuali fuori dallo Stato di diritto? E quanto reggerebbe la maggioranza di governo se Forza Italia, che su questi temi ha un'altra storia e postura, decidesse che il prezzo è troppo alto?
Resta da capire se i sondaggi continueranno a premiare Futuro Nazionale anche dopo il coming out talebano. Al momento, il movimento del generalissimo continua a viaggiare sopra la Lega, e ogni voto che guadagna, la coalizione lo perde. La novità del 24 agosto è che adesso quei voti Vannacci prova a raccoglierli riaprendo il fronte che i populisti di mezza Europa avevano avuto la decenza di abbandonare. Lui lo rimette al centro, con il sorriso bonario di sempre, sicuro che una parte del Paese, più che indignarsi, gli darà l’ennesimo cuoricino.